“Cercando di te in un vecchio caffè/ho visto uno specchio e dentro/ho visto il mare e dentro al mare/una piccola barca per me.
Per farmi arrivare a un altro caffè/con dentro uno specchio che dentro/si vede il mare e dentro al mare/una piccola barca pronta per me./Ai che rebus, ah che rebus!” (Paolo Conte, Rebus, 1979)
Avrete ormai capito, dopo la seconda citazione tratta dai testi di Paolo Conte, che sono una fan. Ma questa volta lo zampino ce l’ha messo il cantautore, qui in veste di enigmista. Infatti la mostra a Palazzo Poli, alle spalle di Fontana di Trevi a Roma, “Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi tra arte e gioco in Italia”, oltre ai cinque secoli di enigmi, espone anche un rebus firmato Paolo Conte. Anche il titolo della mostra ha a che fare con il cantautore, è tratto infatti dal ritornello della canzone Rebus da lui scritta nel 1979. 
Un viaggio tra antico e moderno scandito in un percorso che parte da Leonardo da Vinci, attraversa gli anni Sessanta e Settanta del Novecento fino alle proposte di artisti contemporanei come Tommaso Binga e l’immancabile Settimana enigmistica. Confesso che io non sono una campionessa dei rebus, preferirso le parole crociate. Eppure, da frequentatrice estiva della Settimana enigmistica vinsi, e qui è proprio il caso di usare il passato remoto, due sdraiette da spiaggia inviando in busta chiusa la soluzione di un rebus proposto nel concorso dello storico giornale. Un evento eccezionale, i pianeti si sono allineati ed io non solo ho risolto il rebus, sono stata anche estratta come vincitrice.
Ma che cos’è un rebus? Un piccolo enigma da decifrare, un disegno che nasconde una frase, un passatempo. Un gioco. Lo scoprirete visitando l’esposizione che rimarrà aperta fino all’8 marzo 2011 e che prevede biglietto a ingresso gratuito, ci andiamo domani?
Ah, che rebus! Cinque secoli di enigmi tra arte e gioco in Italia, Palazzo Poli, via Poli 54, Roma (tutti i giorni 10.00-19.00 fino all’8 marzo 2011, lunedì chiuso), ingresso gratuito.